Giurisprudenza commentata

La validazione temporale e l’efficacia probatoria nei confronti dei terzi

Sommario

Massima | Il caso | La questione | La soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

“La cd. «marca temporale» è un servizio specificamente volto ad associare data e ora certe e legalmente valide ad un documento informatico, consentendo, quindi, di attribuirgli una validazione temporale opponibile a terzi”.

Il caso

Nell’ambito di un giudizio di opposizione a stato passivo, il Tribunale non ammette un credito, relativo ad un rapporto di lavoro intercorso con la fallita, poiché ritiene non dimostrata la data certa del rapporto, in relazione alla opponibilità della stessa al fallimento. Il lavoratore eccepisce in cassazione la violazione e la falsa applicazione delle norme del Codice dell'Amministrazione digitale, per essere stata desunta, la mancanza di data certa opponibile al fallimento, dei documenti prodotti, a causa di un'erronea valutazione della certificazione informatica della data degli stessi.

La questione

Il tema sotteso alla decisione della Corte di legittimità riguarda il valore probatorio del documento informatico, in questo caso in relazione alla certezza della data apposta allo stesso. Si tratta di un profilo sempre più attuale, in ragione ed in conseguenza delle nuove possibilità offerte dall’evoluzione tecnologica, e dai risvolti processuali che esse implicano.

La soluzioni giuridiche

Sul tema in esame si è già registrata una precedente pronuncia della Cassazione civile (sez. I, 23/05/2017, n. 12939), che aveva stabilito come «In presenza di documento informatico munito di marca temporale, è onere della parte interessata a negare la certezza della data, allegare e provare la violazione delle regole tecniche sulla validazione temporale, al rispetto delle quali l'art. 20, comma 3, CAD subordina l'opponibilità ai terzi della data (e dell'ora) apposta al documento informatico da certificatore accreditato e iscritto nell'elenco di cui all'art. 29, comma 6, CAD (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 179/2016)».

Anche la giustizia amministrativa ha avuto modo di affrontare la questione.
Va richiamato in particolare Consiglio di Stato, sez. III, 3/10/2016, n. 4050, secondo cui «Nelle gare telematiche, con l'apposizione della firma e marcatura temporale, da effettuare inderogabilmente prima del termine perentorio fissato per la partecipazione, e con la trasmissione delle offerte esclusivamente durante la successiva fase di finestra temporale, si garantisce la corretta partecipazione e inviolabilità delle offerte; i sistemi provvedono, infatti, alla verifica della validità dei certificati e della data e ora di marcatura; inoltre l'affidabilità degli algoritmi di firma digitale e marca temporale garantiscono la sicurezza della fase di invio/ricezione delle offerte in busta chiusa».

Osservazioni

La necessità della data certa, nell’ambito delle procedure per l’ammissione dei crediti al passivo fallimentare, è principio sul quale la giurisprudenza (Sez. U, n. 4213 del 20/02/2013) ha già avuto modo di stabilire come «In sede di formazione dello stato passivo il curatore deve considerarsi terzo rispetto al rapporto giuridico posto a base della pretesa creditoria fatta valere con l'istanza di ammissione, conseguendone l'applicabilità della disposizione contenuta nell'art. 2704 c.c. e la necessità della certezza della data nelle scritture allegate come prova del credito» (con il corollario per il quale «La mancanza di data certa nelle scritture prodotte dal creditore, che proponga istanza di ammissione al passivo fallimentare, si configura come fatto impeditivo all'accoglimento della domanda ed oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche di ufficio dal giudice, e la rilevazione d'ufficio dell'eccezione determina la necessità di disporre la relativa comunicazione alle parti per eventuali osservazioni e richieste e subordina la decisione nel merito all'effettuazione di detto adempimento»).

Come ben si comprende, la dimostrazione della data certa rappresenta pertanto un onere incombente sul creditore (il cui adempimento è in questo caso da valutare anche d’ufficio dal giudice), ma più in generale su ciascuna parte processuale che dalla certezza della data di un documento debba trarre effetti favorevoli in vista della decisione.

 

Il dato normativo, per le scritture private, è rappresentato in primo luogo dall’art. 2704 c.c., a mente del quale (comma 1) “La data della scrittura privata della quale non è autenticata la sottoscrizione non è certa e computabile riguardo ai terzi, se non dal giorno in cui la scrittura è stata registrata o dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta o dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento”.

Rispetto a tale previsione, e per quanto di interesse in questa sede, rilevano alcune altre norme (si farà a questo scopo riferimento alla formulazione vigente all’attualità, con l’avvertenza per la quale esse sono state reiteratamente modificate nel corso del tempo).

In primo luogo l’art. 1, comma 1-bis, del CAD (d.lgs. n. 82/2005), che stabilisce in via generale la valenza definitoria delle previsioni contenute nell’art. 3 del Regolamento eIDAS (Regolamento (ue) n. 910/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE). Ai fini che qui rilevano, vanno in particolare richiamati i punti 33 e 34 dell’art. 3 del Regolamento eIDAS, che recano rispettivamente le definizioni di «validazione temporale elettronica» (dati in forma elettronica che collegano altri dati in forma elettronica a una particolare ora e data, così da provare che questi ultimi esistevano in quel momento), e «validazione temporale elettronica qualificata» (una validazione temporale elettronica che soddisfa i requisiti di cui all’articolo 42).

La valenza delle due tipologie di validazione è disciplinata dagli artt. 41 e 42 del Regolamento, che riguardano rispettivamente gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica (“Alla validazione temporanea elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti della validazione temporanea elettronica qualificata”, “Una validazione temporale elettronica qualificata gode della presunzione di accuratezza della data e dell’ora che indica e di integrità dei dati ai quali tale data e ora sono associate” e “Una validazione temporale elettronica rilasciata in uno Stato membro è riconosciuta quale validazione temporale elettronica qualificata in tutti gli Stati membri”), e della validazione elettronica qualificata (“Una validazione temporale elettronica qualificata soddisfa i requisiti seguenti: a) collega la data e l’ora ai dati in modo da escludere ragionevolmente la possibilità di modifiche non rilevabili dei dati; b) si basa su una fonte accurata di misurazione del tempo collegata al tempo universale coordinato; e c) è apposta mediante una firma elettronica avanzata o sigillata con un sigillo elettronico avanzato del prestatore di servizi fiduciari qualificato o mediante un metodo equivalente”).

In secondo luogo l’art. 20 comma 1-bis del CAD, a mente del quale “Il documento informatico soddisfa il requisito della forma scritta e ha l'efficacia prevista dall'art. 2702 c.c. quando vi è apposta una firma digitale, altro tipo di firma elettronica qualificata o una firma elettronica avanzata o, comunque, è formato, previa identificazione informatica del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall'AgID ai sensi dell'art. 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all'autore. In tutti gli altri casi, l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle caratteristiche di sicurezza, integrità e immodificabilità. La data e l'ora di formazione del documento informatico sono opponibili ai terzi se apposte in conformità alle Linee guida” (a proposito delle linee guida si consideri la norma di cui all’art. 65, comma 10, del d.lgs. 217/2017, secondo cui “Le regole tecniche emanate ai sensi dell'art. 71 del decreto legislativo n. 82 del 2005, nel testo vigente prima dell'entrata in vigore del presente decreto, restano efficaci fino all'eventuale modifica o abrogazione da parte delle Linee guida di cui al predetto art. 71, come modificato dal presente decreto”, e dovendosi richiamare il D.P.C.M. 13 novembre 2014, recante, tra l’altro, le Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici).
La parte che qui interessa è rappresentata dall’ultimo periodo, che ammette la opponibilità a terzi del documento informatico, quanto alla data e all’ora di formazione, se esse siano state apposte in conformità alle linee guida (dovendosi peraltro richiamare gli artt. da 47 a 54 del DPCM 22 febbraio 2013, ove è stabilito tra l’altro che “una evidenza informatica è sottoposta a validazione temporale mediante generazione e applicazione di una marca temporale alla relativa impronta”).

Ancora va richiamato l’art. 48 del CAD (sia pure oggetto di recente previsione di abrogazione, ai sensi del d.lgs. 13 dicembre 2017, n. 217, come modificato dal d.l. 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con modificazioni dalla l. 11 febbraio 2019, n. 12, che ha disposto, con l'art. 65, comma 7, che "Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti l'Agenzia per l'Italia digitale e il Garante per la protezione dei dati personali, sono adottate le misure necessarie a garantire la conformità dei servizi di posta elettronica certificata di cui agli artt. 29 e 48 del decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82, al regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE. A far data dall'entrata in vigore del decreto di cui al primo periodo, l'articolo 48 del decreto legislativo n. 82 del 2005 è abrogato").

Quest’ultima norma stabilisce in particolare che “La data e l'ora di trasmissione e di ricezione di un documento informatico trasmesso ai sensi del comma 1 (ndr.: a mezzo della posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, o mediante altre soluzioni tecnologiche individuate con le Linee guida) sono opponibili ai terzi se conformi alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, ed alle relative regole tecniche, ovvero conformi alle Linee guida”.

Sulla base delle richiamate previsioni normative, deve pertanto concludersi nel senso della sicura efficacia probatoria, nei confronti dei terzi, della data delle scritture private non autenticate, costituite da documento informatico, quando a quest’ultimo sia stata apposta la data in conformità alle linee guida (e deve tenersi conto dell’art. 41 del DPCM 22.2.2013, a mente del quale “I riferimenti temporali realizzati dai certificatori accreditati in conformità con quanto disposto dal titolo IV sono opponibili ai terzi ai sensi dell'art. 20, comma 3, del Codice”).
D’altra parte deve anche ritenersi che sia onere della controparte contestare la efficacia probatoria della validazione temporale, operando in caso contrario la presunzione che la stessa sia effettivamente stata apposta secondo i dati emergenti dal documento informatico.

 

Va operata a questo punto una ulteriore notazione.
In particolare, non vi è distinzione di efficacia, nel caso del documento informatico, quando esso sia la copia di un documento analogico (art. 22 del CAD), e la sua formazione sia eseguita nel rispetto di quanto previsto per la formazione del documento informatico dall’art. 20, comma 1-bis dello stesso CAD. Peraltro è anche possibile ottenere la copia per immagine su supporto informatico di un documento analogico, mediante processi e strumenti che assicurano che il documento informatico abbia contenuto e forma identici a quelli del documento analogico da cui è tratto.

Fermo restando che in quest’ultimo caso le copie hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono estratte, se la loro conformità è attestata da un notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, secondo le Linee guida, va anche rilevato che esse hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono tratte, se la loro conformità all'originale non sia espressamente disconosciuta. Consegue che anche i documenti, originariamente creati con modalità analogica, possono essere acquisiti in copia su supporto informatico, e a quel punto sottoposti a validazione temporale. La copia informatica così ottenuta, e validata sotto il profilo temporale, rappresenterebbe mezzo idoneo a dimostrare l’epoca di formazione, e la conformità all’originale, quando vi sia attestazione di conformità, o non vi sia disconoscimento della conformità all’originale.

 

CONCLUSIONI

Il quotidiano utilizzo degli strumenti informatici rappresenta un dato ineludibile con il quale confrontarsi. Le applicazioni delle nuove tecnologie sono peraltro numerose (si pensi ad esempio all’art. 2215-bis c.c., che prevede la tenuta dei documenti contabili con strumenti informatici, e stabilisce la necessità della apposizione, almeno una volta all’anno, della marcatura temporale e della firma digitale dell’imprenditore). Rispetto alle stesse il compito dell’interprete deve essere quello di stabilire le dovute correlazioni tra le regole tecniche, necessarie a fini di garanzia del sistema e di certezza delle attività, e i generali principi ai quali i vari istituti sono comunque ispirati.

La decisione in commento appare di particolare rilievo, poiché effettua delle affermazioni che appaiono non solo del tutto adeguate al dato normativo, ma anche in grado di orientare gli interpreti nella fase attuale, caratterizzata dalle incertezze che conseguono alla rapida evoluzione tecnologica, e alla necessità di tener fermi i riferimenti tradizionali sottesi ai vari profili giuridici coinvolti.

Guida all'approfondimento

GUIDA ALL’APPROFONDIMENTO

  • PATTI Salvatore, L'efficacia probatoria del documento informatico, 2000, 1, 60;
  • BARONCINI Valentina, L'onere della contestazione della certezza della data del documento informatico nel giudizio di accertamento dello stato passivo, 2017, 12, 1286;
  • VIGLIONE Filippo, L'imputazione dei documenti tra crisi della sottoscrizione e innovazioni tecnologiche, 2003, 3, 20243;
  • NAVONE Gianluca, La data del documento informatico: osservazioni in materia di validazione temporale, 2009, 4;
  • VITRANI Giuseppe, Gli effetti della marcatura temporale nel processo civile, in Ilprocessotelematico.it, 27 giugno 2017;
  • MATTIOLI Eleonora, Marca temporale: data ed ora del documento informatico opponibili ai terzi, in Diritto & Giustizia, fasc.30, 2019, pag. 5;
  • TOSCHI VESPASIANI Francesco, L'apposizione di marca temporale informatica è idonea a dare data certa al documento, 5 marzo 2019.
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