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Ammessa la costituzione telematica disgiunta: comincia a mutare l’orientamento dei Giudici Tributari

Va escluso che la modalità di costituzione in giudizio cartacea adottata dal ricorrente possa influenzare quella del resistente, obbligandolo a non utilizzare la costituzione telematica: queste le conclusioni dei giudici delle Commissioni Provinciali con le recentissime sentenze CTP Foggia, 5 febbraio 2018, n. 104 e, soprattutto, CTP Padova, 10 aprile 2018. n. 253, le quali ribaltano le precedenti contrarie decisioni di altre Commissioni nell’applicazione del combinato disposto degli artt. 2, 10 e 12, d.m. 23 dicembre 2013, n. 163 (Regolamento del PTT).

I giudici della CTP Foggia hanno ritenuto che non possa essere vincolante per il resistente la scelta effettuata dal ricorrente della modalità di costituzione in giudizio, con la motivazione che l’art. 2, d.m. 23 dicembre 2013 «si limita a stabilire tale obbligo per la sola parte che abbia adottato in primo grado le modalità telematiche, senza in alcun modo condizionare le scelte della controparte». La decisione è stata assunta anche tenuto conto che la Suprema Corte, con la sentenza Cass., S.U., n. 7665/2016 e Cass., sez. VI, n. 26831/2014, ha, in sintesi, stabilito che in assenza di concreto pregiudizio per il diritto alla difesa della parte, anche la eventuale violazione di una norma processuale rimane priva di effetto invalidante.

 

Con la sentenza n. 253 richiamata, i giudici della CTP di Padova, aderendo ai principi espressi dalla precedente sentenza di Foggia, hanno però ampliato la motivazione precisando che:

a)      Il combinato disposto dei commi 1 e 3 dell’art. 10, d.m. 23 dicembre 2013, n. 163 va inteso nel senso che non esiste obbligo per la parte resistente di seguire la modalità cartacea se questa è stata la scelta del ricorrente, in quanto se il legislatore avesse voluto sancirlo lo avrebbe disposto espressamente (principio del ubi lex voluit dixit ubi noluit tacuit);

b)      Le disposizioni di un testo normativo devono essere lette e interpretate in un’ottica logico-sistematica, secondo la quale tutti i servizi della Pubblica Amministrazione, compresa quella della giustizia, sono da tempo improntati a favorirne la digitalizzazione, tanto che il citato d.m. n. 163/2013 prevede all’art. 12 che i documenti depositati in formato cartaceo sono acquisiti in formato digitale a cura della Segreteria della Commissione per la loro immissione nel fascicolo informatico, confermandone pertanto la valida produzione, in quanto la presenza del fascicolo informatico presuppone la costituzione in giudizio telematica dell’altra parte processuale.

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