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Il deposito in formato cartaceo dell’istanza di fissazione dell’udienza si considera inesistente

Istanza depositata con modalità cartacea. In un contenzioso tra una società e la Consob, il  ricorso presentato dalla prima, con decreto presidenziale, era stato dichiarato perento ai sensi dell’art. 82, comma 1, c.p.c., poiché non era stata presentata nuova istanza di fissazione dell’udienza nei termini e nei modi previsti dalla legge.
Con atto notificato via PEC alla Consob e depositato, la parte ricorrente ha proposto opposizione avverso il decreto presidenziale di perenzione, sostenendo di aver depositato tempestivamente con modalità cartacea l’istanza di fissazione dell’udienza, procedendo  successivamente al deposito in forma digitale. il ricorrente ha ritenuto che la presentazione in formato cartacei integrasse soltanto una irregolarità meramente formale.

 

Obbligo del deposito telematico. Il Tribunale Amministrativo Regionale precisa che la perenzione (art. 35, comma 2, lett. b) c.p.a.) è causa di estinzione del giudizio e si verifica (ex art. 82, comma 1, c.p.c.) qualora non sia stata presentata nuova istanza di fissazione di udienza nel termine dei 180 giorni dalla data dell’avviso di ricezione in segreteria.
Inoltre, i Giudici rilevano la mancanza della prova di un deposito telematico dell’istanza di fissazione di udienza entro il termine dei 180 giorni dalla data di ricezione dell’avviso di segreteria.
Non essendo più consentito, nell’attuale regime, il deposito in modalità cartacea degli atti nel processo amministrativo, l’istanza depositata secondo tali modalità sarebbe del tutto irrilevante.
Infatti, salvo casi eccezionali, per tutti i ricorsi è obbligatoria la modalità di deposito telematica. L’art. 13, comma 1, d.lgs. n. 104/2010 prevede che dal 1° gennaio, «tutti gli adempimenti previsti dal codice e dalle norme di attuazione inerenti i ricorsi depositati in primo o secondo grado sono eseguiti con modalità telematica e dal 1° gennaio 2018 il Processo Amministrativo è telematico anche per i ricorsi proposti prima del 1° gennaio 2017 e i depositi di atti e documenti vanno eseguiti in forma digitale secondo le regole del PAT».
Il deposito in formato cartaceo dell’istanza di fissazione dell’udienza, dunque, è tamquam non esset e non avrebbe potuto, al di là della tempestività o meno, essere preso in considerazione.
Alla luce di ciò, il TAR, ritenendo infondata l’opposizione, la respinge.

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