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L’istanza di rinvio dell’udienza trasmessa via PEC si considera come non depositata

19 Settembre 2019 |

Cass. pen.,

PEC

Istanza di rinvio dell’udienza via PEC. La Corte d’Appello di Firenze ha respinto l’impugnazione proposta dall’imputato nei confronti della sentenza di condanna del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siena in relazione al reato di cui all’art. 609-bis c.p..
Avverso tale decisione, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando che la Corte territoriale non ha considerato la sua richiesta di rinvio dell’udienza del 18 giugno 2018, trasmessa via PEC e regolarmente ricevuta dalla cancelleria (come dimostrato dalle ricevute di accettazione e consegna).

 

Nessuna norma esplicita nel processo penale. La Cassazione, ritenendo infondato il motivo, ha ribadito (ex multis Cass. pen., n. 12347/2017; Cass. pen., 31314/2017) che, nel processo penale, le parti non possono inviare tramite PEC atti di alcun genere, compreso l’atto di opposizione a decreto penale e la richiesta di rinvio per legittimo impedimento.

Ai sensi degli artt. 148, comma 2-bis149, 150, 151 c.p.p. (nonché della l. n. 221/2012), infatti, l’utilizzo della posta elettronica è consentito, dal 15 dicembre 2014, solo per eseguire le comunicazioni di cancelleria alle persone diverse dall’imputato.

Inoltre, i Giudici ricordano che il D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221), all’art. 16, comma 4, ha stabilito che "Nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Allo stesso modo si procede per le notificazioni a persona diversa dall’imputato a norma dell’artt. 148, comma 2-bis149150151 c.p.p., comma 2. La relazione di notificazione è redatta in forma automatica dai sistemi informatici in dotazione alla cancelleria".

Nel processo civile, invece, sono state introdotte disposizioni che, espressamente, prevedono la posta elettronica certificata come strumento utile per le notifiche da parte degli avvocati a ciò autorizzati.

Mancando norme simili nel processo penale che riconoscano tale facoltà, consegue che per la parte privata l’uso della PEC non è (allo stato attuale) consentito quale forma di comunicazione e/o notificazione. Pertanto, posto che nel caso concreto la richiesta di rinvio d’udienza è stata trasmessa con posta elettronica certificata, si considera come non depositata.

 

Altro orientamento. La Suprema Corte, poi, ha rilevato che, per un diverso orientamento, pur non essendo irricevibili gli atti trasmessi dalle parti mediante PEC, il mittente deve comunque attivarsi in maniera diligente e tempestiva per verificare che l’atto inviato sia stato concretamente sottoposto al giudice procedente. Anche laddove si volesse far valere tale secondo orientamento, la Corte ha precisato che, nel caso concreto, il mittente non ha proceduto con le sopradette verifiche.
Chiarito ciò, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso.

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