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Notifica PEC ad uno dei due difensori: quale termine per far valere la nullità?

Due difensori. In un procedimento penale per reati di contraffazione e di cessione di banconote contraffatte, la Corte di Cassazione, in via preliminare, ha rilevato che la notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza era stata trasmessa via PEC ai due difensori nominati dal ricorrente. La mail inviata al primo avvocato era andata a buon fine, mentre quella spedita al secondo legale era stata “rifiutata dal sistema”, sebbene trasmessa all’indirizzo da lui stesso fornito. Si è proceduto, pertanto, a rendere edotto il secondo avvocato effettuando il deposito dell’atto presso la cancelleria ex art. 16, c. 6, d.l. n. 179/2012 (conv. dalla l. n. 221/2012), perché la mancata ricezione del messaggio di posta elettronica è stata ritenuta avvenuta per causa a lui imputabile. 

 

La regolarità della notifica. La Corte ha ritenuto regolare la notifica anche nel caso in cui la PEC sia stata rifiutata, essendo ciò avvenuto per causa imputabile al destinatario. In questo caso, la cancelleria, dopo aver verificato di aver trasmesso il messaggio di posta elettronica proprio all’indirizzo del legale come risulta dal registro, deve procedere al deposito dell’atto in cancelleria. L’avvocato può prendere cognizione dell’atto presso questo ufficio.  

 

Notifica ad uno solo. La Corte, in ogni caso, ha rilevato che l'imputato ha diritto di nominare due difensori e che, in questo caso, l'avviso di fissazione dell'udienza deve essere notificato ad entrambi, vanificandosi altrimenti lo scopo di potenziare l'effettività del contraddittorio mediante l'affidamento di ruoli tecnici differenziati. L’omissione dell'indicato adempimento determina una nullità di ordine generale per lesione del diritto di difesa. I due difensori, peraltro, costituiscono un unicum e, dunque, la loro assistenza ha carattere unitario. Il singolo difensore, pertanto, deve tutelare l'intera posizione processuale da lui assistita, con la conseguenza che l'omessa notifica dell'avviso della data fissata per l'udienza ad uno dei due rappresentanti del collegio, determina un'invalidità processuale che è sanata se la parte che vi assiste non solleva l'eccezione o rinuncia a comparire. 

 

Quando far valere il vizio processuale. Premesso quanto sopra, la Corte ha chiarito che «la comunicazione dell'avviso di fissazione dell'udienza, quale che sia la natura di quest'ultima (pubblica o camerale, relativa al giudizio o ai provvedimenti de libertate), se effettuata nei riguardi di uno solo dei difensori in modo rituale, consente di ritenere acquisita la formale conoscenza dell'udienza stessa ad opera della difesa e, di conseguenza, permette a questo unitario soggetto processuale di compiere una scelta in merito all'esercizio o meno della facoltà di comparire in udienza e di sollevare eventuali eccezioni al fine di far rilevare l'omessa comunicazione dell'avviso ad uno dei patrocinatori». Ne consegue che, in caso di omessa proposizione di una contestazione ovvero di rinuncia a comparire del difensore ritualmente avvisato, si verifica la sanatoria del vizio processuale, in conformità alla previsione di cui all'art. 184, c. 1, c.p.p.

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