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Notifiche telematiche ad un indirizzo contenuto nell’Ini-PEC: la risposta al question time

L’interrogazione. La questione posta ha riguardato «a quale account di posta elettronica va fatta la notifica via PEC affinché sia valida: agli indirizzi contenuti nell’elenco ReGindE o anche a quelli contenuti nell’elenco Ini-Pec».
Tale dubbio è sorto, come ha sottolineato l’onorevole interrogante, a seguito della pronuncia n. 3709/2019 della Cassazione, la quale «ha emesso una pronuncia che ha generato non poco fermento nella classe forense poiché avrebbe negato che gli indirizzi contenuti in pubblici registri diversi da quelli inseriti nel ReGindE possano considerarsi valido domicilio digitale ai fini della bontà delle notifiche».

 

Superata la decisione. Successivamente, la Suprema Corte ha mutato indirizzo (ordinanze n. 9893/2019 e 9897/2019) «ritenendo, rispettivamente, valida sia la notifica effettuata all’account Ini-Pec della società destinataria, in quanto indirizzo «pubblico informatico», sia la notifica che fa riferimento all’indice degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti istituito dal ministero dello Sviluppo economico per la validità della notifica a mezzo Pec. Parrebbe quindi – dichiara Bonafede - già superato l’indirizzo interpretativo della sentenza del febbraio 2019 e, di conseguenza, sedata la querelle, peraltro prontamente sottolineata dal Presidente dal CNF al Primo Presidente della Cassazione, a cui non posso che rimettere ogni valutazione, poiché ogni iniziativa eventualmente adottata dal Ministero della Giustizia si risolverebbe in un inammissibile travalicamento delle prerogative che l’ordinamento giudiziario attribuisce all’autorità giudiziaria, trattandosi di questione meramente interpretativa».

 

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