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È onere dell’istante verificare che la richiesta di rinvio trasmessa via PEC sia pervenuta alla Cancelleria

Il caso. Il difensore dell’imputato ha presentato ricorso per cassazione deducendo la violazione dell’art. 178 c.p.p. posto che la Corte d’appello era incorsa in un errore ma il problema verificatosi in cancelleria non poteva ripercuotersi sul diritto dell’imputato di essere assistito dal difensore di fiducia. Il ricorrente, infatti, lamentava di aver tentato dapprima di inviare a mezzo fax un’istanza di rinvio poi trasmessa via PEC e ricevuta dalla Cancelleria; successivamente, aveva inviato tramite posta elettronica certificata il verbale di udienza attestante l’impedimento ma la seconda PEC non doveva essere pervenuta ai giudici dato che la Corte d’appello non aveva ritenuto documentata l’istanza.

 

È onere dell’istante verificare che la richiesta sia effettivamente giunta in cancelleria. La Suprema Corte ricorda che l’utilizzo di telefax per inviare al giudice procedente un richiesta di rinvio per legittimo impedimento, pur idonea a conferire certezza all’avvenuta ricezione dell’istanza da parte dell’ufficio giudiziario destinatario, è comunque irregolare in quanto l’art. 121 c.p.p. prevede per le parti l’obbligo di presentare memorie e richieste indirizzate al giudice mediante deposito in cancelleria. Tali istanze non devono essere considerate né irricevibili né inammissibili e il giudice che ne sia portato tempestivamente a conoscenza deve valutarle.

Incombe, però, sulla parte istante il rischio della mancata tempestiva trasmissione al giudice competente a valutare l’istanza: in tal caso, per essere legittimata a proporre doglianze inerenti alla sua omessa valutazione, la parte ha l’onere di verificare che la stessa sia effettivamente pervenuta alla cancelleria e sia stata tempestivamente portata all’attenzione del giudice competente (Cass., 5 novembre 2013, n. 9030).

Il principio stabilito per la comunicazione a mezzo telefax, secondo la Cassazione, deve essere riferito anche a quella a mezzo PEC, rilevante nella fattispecie in esame.

Tale mezzo di comunicazione, infatti, risulta ancora più incerto rispetto al telefax circa l’effettiva possibilità che la comunicazione sia tempestivamente letta dal destinatario per poi essere portata a conoscenza del giudice.

Poiché nel caso di specie la difesa non ha formulato osservazioni né ha riferito alcunché in merito all’assolvimento dell’onere di verificare il regolare arrivo della mail in cancelleria e della sua tempestiva sottoposizione al giudice competente, la Cassazione dichiara infondata la doglianza. 

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