Bussola

Rimessione in termini (PCT)

10 Gennaio 2016 |

Sommario

Inquadramento | Il quadro normativo di riferimento | Perfezionamento del deposito telematico ai fini del rispetto del termine perentorio | Errori scusabili e non scusabili | Cause imputabili e non imputabili alla parte onerata | Il principio dell’affidamento | Gli oneri di allegazione e prova a carico del richiedente la rimessione in termini | Casistica |

 

La rimessione in termini, di cui all’art. 153 comma 2 c.p.c., così come introdotto dall’art. 45, comma 19, l. n. 69/2009, costituisce il rimedio naturale e privilegiato per la parte incorsa in decadenza a causa del mancato perfezionamento della procedura di deposito di atti o documenti in via telematica. Presupposto per la rimessione in termini, ex art. 153 c.p.c., come già ex art. 184-bis c.p.c., è che la decadenza dipenda da causa non imputabile alla parte, perché cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà (Cass. civ., sez. III, 11 novembre 2011, n. 23561), occorrendo peraltro che il rimedio sia azionato senza ritardo, non appena acquisita la consapevolezza di aver violato il termine stabilito (Cass. civ, sez. II, 26 marzo 2012, n. 4841). In particolare, il Giudice è chiamato ad accertare e valutare, sulla base delle regole tecniche del PCT e delle peculiarità del singolo caso, 1) l’effettiva verificazione di una decadenza dal termine perentorio, per essere l’attività processuale omessa o tardiva; 2) la tempestività dell’istanza di rimessione nei termini; 3) l’imputabilità alla parte della causa generatrice della decadenza e/o l’addebitabilità della stessa a caso fortuito o forza maggiore, con adeguata considerazione dell’eventuale affidamento incolpevole.   In evide...

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