Giurisprudenza commentata

Atti nel TIAP e diritto di difesa

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

In tema di appello cautelare, la possibilità concessa alla difesa di consultare gli atti delle indagini digitalizzati nel sistema TIAP esclude qualsiasi violazione del diritto di difesa o del diritto al contraddittorio, non essendo impedito il tempestivo accesso a detti atti, né il rilascio di copia degli stessi.

Il caso

Nel corso di un procedimento per i reati previsti dagli artt. 10-bis e 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000, il Gip disponeva il sequestro per equivalente delle quote di una società di capitali posseduta dall’indagato e dei relativi beni aziendali fino all’importo di € 1.600.000. Il curatore fallimentare di tale società presentava richiesta di revoca del provvedimento cautelare reale e, a seguito del rigetto,  appello. Il Tribunale rigettava il gravame. Avverso questa decisione, veniva proposto ricorso per cassazione.

Con il secondo motivo, per quello che qui interessa, il ricorrente lamentava la violazione di norme processuali previste a pena di nullità. In particolare, deduceva che l’ordinanza impugnata sarebbe stata nulla per violazione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa, in quanto il Tribunale di Napoli avrebbe posto a base della decisione - attribuendogli, peraltro, rilievo decisivo - atti non a disposizione dell'appellante e, comunque, non utilizzabili.

All'ultima pagina del provvedimento impugnato, infatti, si legge che « il Tribunale ha utilizzato il verbale di interrogatorio del Signor C. in data 27 gennaio 2011 in quanto “visibile al TIAP” (Trattamento Informatico Atti Processuali)».
Dell’acquisizione di questo atto, tuttavia, non era stato dato avviso alla parte ricorrente, la quale ne avrebbe avuto cognizione solo dopo l’udienza di discussione.

La questione

In tema di impugnazione di un provvedimento cautelare, la digitalizzazione degli atti del procedimento penale ed il loro inserimento nel sistema TIAP può provocare una violazione del diritto di difesa?

Se non ha richiesto di consultare gli atti digitalizzati nel TIAP, la difesa può eccepire la violazione del diritto al contraddittorio per non aver avuto avviso del deposito di tali atti o per non averli potuti visionare?

Le soluzioni giuridiche

La Corte ha ritenuto infondato il motivo.

Il ricorrente, invero, si è doluto dell’utilizzo da parte del Tribunale dell’interrogatorio dell’indagato. Questo atto - nel corso del quale egli aveva dichiarato che tutte le sue proprietà erano a disposizione della giustizia, indicando tra le stesse anche la società i cui beni sono stati sottoposti a sequestro - a seguito dell’appello avverso la richiesta di revoca del provvedimento cautelare, era stato trasmesso dal pubblico ministero al Tribunale del riesame tramite l’applicativo informatico denominato TIAP. Questa circostanza si desumeva dalla seguente dicitura che era stata apposta dalla segreteria del pubblico ministero sul fascicolo processuale cartaceo: "invia atti al riesame".

Così delineati i profili fattuali sottesi alla deduzione difensiva, la Corte ha rilevato che, nell'ambito del procedimento penale, il TIAP, acronimo di “Trattamento Informatico Atti Processuali”, è un applicativo sviluppato dal Ministero della Giustizia per la gestione informatica del fascicolo, che presenta la possibilità di integrare i contenuti nelle varie fasi processuali con atti, documenti e supporti multimediali.

Il gestore documentale TIAP è strutturato per seguire il flusso del processo, ricalcando il fascicolo cartaceo, e prevede che il fascicolo possa essere visionato da coloro che hanno diritto all'accesso. Le modalità con le quali procedere alla discovery degli atti visualizzati al Tiap possono essere “personalizzate” dagli uffici giudiziari, che stipulano appositi protocolli sia con le organizzazioni forensi, sia tra gli uffici giudiziari interessati al flusso.

La visualizzazione degli atti, ovviamente, è consentita all’indagato o all’imputato e ai suoi difensori e deve avvenire nel rispetto di specifiche regole di accesso.

La struttura del fascicolo può essere “personalizzata” al momento dell'inserimento degli atti. Anche il modello della visualizzazione degli atti può essere personalizzato in fase di studio degli atti, nel senso che essi possono essere documenti sparsi o raggruppati in faldoni. Può essere adattata alle esigenze concrete, infine, anche l’indicizzazione dei fascicoli medesimi.

 

La comunicazione di atti del procedimento con il mezzo telematico illustrato, secondo la Corte, «trova la sua fonte legislativa nell'art. 64, comma 3 e 4, disp. att. cod. proc. pen.», ancorché abbia trovato piena attuazione per mezzo di provvedimenti ministeriali. La diffusione del sistema, difatti, è operata in via esclusiva dalla Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia per il tramite dei propri tecnici e nell'ambito delle ordinarie attività di assistenza.

Il sistema telematico, inoltre, garantisce livelli di sicurezza interna ed esterna assolutamente adeguati. Sono previsti diversi livelli di autorizzazione ad operare, in ragione delle specifiche funzioni che i soggetti interessati devono svolgere (cfr. Cass. n. 3272/2016, dep. 2017).

 

Per quanto specificamente riguarda il distretto della Corte di appello di Napoli, è stato stipulato un protocollo d'intesa tra la Presidenza del Tribunale di Napoli, la Procura della Repubblica di Napoli e il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e la Camera Penale di Napoli con il quale è consentito agli avvocati di verificare la presenza del fascicolo nel sistema TIAP attraverso accesso a monitor d'informazione situato nella sala appositamente allestita per la consultazione.
Compiuta con risultato positivo tale verifica, gli avvocati possono recarsi presso uno sportello per presentare la richiesta di accesso con contestuale dichiarazione di essere difensore della parte; la dichiarazione ha efficacia al solo fine di accedere al sistema TIAP per “navigare” nel fascicolo d'interesse; valutata la ritualità della richiesta, i difensori ricevono le credenziali di accesso per visualizzare il fascicolo digitalizzato e possono, quindi, selezionare gli atti di cui intendono chiedere copia.

Da quanto illustrato consegue che gli atti inseriti nel Tiap e visionabili dalle parti secondo le modalità indicate devono reputarsi, a tutti gli effetti, atti del procedimento penale e sono, pertanto, pienamente utilizzabili dal giudice ai fini della decisione, dovendo ritenersi, in quanto facenti parte del corredo processuale, perfettamente conosciuti dalle parti.

Sulla base di queste argomentazioni, la Corte ha giudicato infondata la deduzione difensiva. Nel caso di specie, pertanto, in conseguenza dell’utilizzazione processuale di detti atti, nessuna violazione del principio del contraddittorio è stata compiuta. L’interrogatorio dell’indagato poteva essere esaminato dalla difesa del ricorrente, che era abilitata ad estrarne copia.

Dall’infondatezza di questo motivo, per inciso, la Corte ha desunto quella dell’intero ricorso. L’interrogatorio dell’indagato, infatti, ha contribuito a dimostrare che questi avesse la piena disponibilità dei beni sottoposti a sequestro per equivalente, essendo stato provato, in particolare, che la società sottoposta a provvedimento reale costituiva un mero “schermo” che l’indagato adoperava per eludere la responsabilità penale e tributaria.

Osservazioni

1. La sentenza in esame si segnala perché illustra la natura e le caratteristiche del TIAP. Si tratta di un applicativo informatico sviluppato dal Ministero della Giustizia per la gestione digitale del fascicolo.

L’obiettivo perseguito consiste nella digitalizzazione del fascicolo per mezzo della “scannerizzazione” di documenti cartacei o dell’acquisizione di file digitali. Successivamente si procede alla classificazione, alla codifica e all’indicizzazione degli atti in modo da formare i fascicoli, con possibilità di ricerca, consultazione, esportazione e stampa dell’intero fascicolo oppure di singoli atti.

Per questa ragione il programma permette di integrare i contenuti nelle varie fasi del procedimento penale con atti, documenti e supporti multimediali.

In alcune sedi giudiziarie il sistema è stato introdotto a partire dal 2010.

Con ordine di servizio del Procuratore della Repubblica di Napoli n. 97 del 2010, ad esempio, è stata disposta la “scannerizzazione” degli atti di tutti i fascicoli relativi a reati di competenza collegiale nella fase della notifica dell’avviso di conclusioni delle indagini nonché della quasi totalità delle richieste di misure cautelari personali e reali.

In data 2 ottobre 2012 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Procura della Repubblica di Napoli, Tribunale di Napoli, Consiglio dell’Ordine degli Avocati di Napoli e Camera penale di Napoli avente ad oggetto la regolamentazione del sistema TIAP. A far data dal 10 febbraio 2013, la Procura della Repubblica di questa città trasmette normalmente in via informatica al Tribunale gli atti relativi alle procedure di riesame delle misure cautelari.

 

2. La sentenza illustrata ha chiarito che il fascicolo TIAP costituisce la riproduzione in via informatica di atti preesistenti e facenti parte del fascicolo processuale cartaceo («… esso ricalca perfettamente la creazione dei fascicoli processuali cartacei ...»).

Il sistema, quindi, non costituisce un modello integralmente sostitutivo della struttura cartacea che contraddistingue gli atti processuali, né un modello che ne modifica la genesi, permettendone, cioè, la nascita in forma originariamente informatica. Il software applicativo rende solo “disponibili” in forma digitale gli atti processuali, i quali, però, sono formati in originale su supporto cartaceo (cfr., per una ricostruzione del modello implementato, Cass. n. 44424/2016; Cass. n. 3272/2016, dep. 2017; Cass. n. 54537/2017).

Siamo ancora lontani, dunque, dalla introduzione del processo penale telematico, nel senso di atti che vengano formati fin dall’origine in modo digitale.

 

3. Nel corso delle indagini preliminari il c.d. fascicolo TIAP è agevolmente consultabile dalle parti.

Il gestore documentale, infatti, è strutturato per seguire il flusso del procedimento penale e consente nelle diverse fasi processuali la “creazione” di fascicoli informatici per realizzare la cd. discovery, con una cadenza che ricalca perfettamente la creazione dei fascicoli processuali cartacei. Il sistema telematico, infatti, permette diversi livelli di autorizzazione ad accedere, oltre che diversificati livelli di autorizzazione ad operare, in ragione delle specifiche funzioni che i soggetti interessati devono svolgere.

Non è consentito in alcun modo l’accesso al TIAP dall’esterno della rete informatica del Ministero della Giustizia.

L’avvocato può verificare la presenza del fascicolo nel sistema TIAP, accedendo ad un monitor d’informazione situato in una sala appositamente allestita per la consultazione del TIAP.

Effettuata con risultato positivo tale verifica, il difensore può presentare una richiesta di accesso con contestuale dichiarazione di aver ricevuto mandato dalla parte. Questa dichiarazione, peraltro, non ha un immediato rilievo nel procedimento penale, dunque non sostituisce gli adempimenti di cui all’art. 96 cod. proc. pen., avendo efficacia al solo fine di accedere al sistema per “navigare” nel fascicolo d’interesse. Valutata la ritualità della richiesta, il difensore riceve le credenziali di accesso per visualizzare il fascicolo digitalizzato; può, quindi, selezionare gli atti di cui intende chiedere copia; le credenziali rilasciate consentono l’accesso per una singola sessione di consultazione; l’addetto, quindi, procede al rilascio delle copie degli atti selezionati dal difensore (in formato cartaceo o elettronico, a seconda della richiesta), riscuotendo i diritti se dovuti.

 

4. Il punto più interessante della sentenza in esame concerne l’indicazione del fondamento giuridico del sistema illustrato.

In difetto di una disciplina del processo penale telematico, secondo la Corte, la fonte che legittima l’impiego del TIAP è costituita dall’art. 64, comma 3 e 4, disp. att. cod. proc. pen. In particolare, il comma 4 di tale disposizione stabilisce che la comunicazione di atti tra gli uffici può avvenire anche  “con mezzi tecnici idonei”, prescrivendo, tuttavia, che il funzionario di cancelleria del giudice che ha emesso l'atto attesti, in calce ad esso, di aver trasmesso il testo originale”.

Si tratta, invero, di una disposizione rivolta al giudice ed alla sua cancelleria, relativa alla trasmissione di atti ad altro giudice o al pubblico ministero. Essa, peraltro, è indicata come base normativa di un sistema i cui pilastri sembrano costituiti piuttosto dai protocolli tra gli uffici giudiziari e  le organizzazioni forensi nonché dai provvedimenti ministeriali che ne hanno imposto l’adozione agli uffici.

 

5. Nel caso di specie, pur lamentando di non aver avuto accesso ad uno specifico atto del procedimento, il difensore non ha dimostrato di aver avanzato una richiesta di accesso allo stesso.

La sentenza ha ritenuto infondata la questione facendo applicazione dell’orientamento giurisprudenziale secondo cui la facoltà concessa alla difesa di consultare telematicamente gli atti presso l'Ufficio TIAP, competente anche al rilascio copie, mediante visione nella postazione dei computer a disposizione dei difensori, esclude qualsiasi violazione del diritto di difesa o il difetto di contraddittorio, non essendo impedita alcuna attività da espletarsi in relazione alla consultazione degli atti, né il rilascio di copie degli atti (Cass. n. 55081/2016; Cass. n. 3272/2016).

Nel caso concreto, pertanto, se la difesa avesse consultato telematicamente il sistema TIAP, ben avrebbe potuto visionare anche l’interrogatorio dell’indagato, ottenendone copia in tempo utile per lo svolgimento dell’appello.

Va poi aggiunto che, secondo l’indirizzo giurisprudenziale consolidato, in tema di impugnazione dei provvedimenti che dispongono misure cautelari, pure qualora, dopo la trasmissione degli atti ai sensi dell'art. 309, comma 5, cod. proc. pen., una delle parti depositi ulteriori atti presso la cancelleria del tribunale del riesame, non è dovuto alcun avviso all'altra parte (Cass. n. 37824/2009; per l’applicazione del principio in tema di trasmissione di atti a mezzo TIAP cfr. Cass. n. 32064/2018).

Seppur la difesa avesse provato che la consultazione di uno specifico atto le fosse stata preclusa, infine, non sarebbe bastato per ottenere la dichiarazione di nullità del provvedimento, perché avrebbe dovuto dimostrare che tale atto era decisivo per ravvisare il fumus commissi delicti che giustificava il provvedimento di sequestro.  

 

6. Il tema illustrato, inoltre, si inserisce in un contesto più ampio che concerne il diritto alle copie degli atti nella fase cautelare.

Va segnalato, infatti, che, nei procedimenti di riesame o appello di misure cautelari personali, gli artt. 309, comma 8 e 310, comma 2, cod. proc. pen. assicurano alla difesa la possibilità di esaminare gli atti depositati in cancelleria e di estrarne copia. Secondo la giurisprudenza, tali disposizione non integrano il riconoscimento di un diritto in senso tecnico ad ottenere copia degli atti del procedimento, ma solo quello di conseguire una copia anche informale degli atti, per non urtare contro lo stesso interesse dell'indagato a una rapida decisione in ordine al suo "status libertatis" (Cass. n. 36191/2017). Non sussiste un diritto della parte interessata ad ottenere "de plano" copia degli atti di indagine (Cass. SU n. 4/1995). Il solo fatto che, nel procedimento di riesame, il difensore non sia stato messo in condizione di estrarre copia di alcuni atti, pertanto, non determina la nullità per violazione del diritto di difesa del provvedimento che conferma una misura cautelare, ai sensi dell'art. 178, comma 1, lett. c) cod. proc. pen., in quanto è sufficiente che egli abbia potuto esaminare tutti gli atti depositati e sia stato messo in condizione di interloquire sull’intero materiale probatorio (Cass. n. 342/2006).

 

6. Va evidenziato, infine, che la giurisprudenza ha escluso che la digitalizzazione degli atti del procedimento penale ed il loro inserimento nel TIAP non comporta alcuna lesione del segreto degli stessi, né è consentito in alcun modo l'accesso al sistema dall’esterno della rete del Ministero della Giustizia (Cass. n. 3272/2016). Anche la decisione in commento, infatti, sottolinea che il sistema informatico prevede diversi livelli di segretezza e necessita di credenziali per l’accesso. Occorrono diversi livelli di autorizzazione ad operare, in ragione delle specifiche funzioni che i soggetti interessati devono svolgere.

L'architettura del sistema TIAP, in particolare, prevede la cifratura di tutti i documenti ed una procedura di archiviazione che non consente alcun collegamento tra il documento criptato ed i soggetti o il procedimento cui esso si riferisce. E' anche prevista la cifratura di tutti i c.d. “metadati” (cioè, i dati relativi ai procedimenti). L’accesso al fascicolo e le singole operazioni effettuate (consultazione, ricerca, modifica), tra l’altro, sono registrate, permettendo così l’esatta tracciabilità di chiunque abbia operato sul sistema.

 

Guida all'approfondimento

- Luigi Giordano, Il sistema documentale TIAP: esame delle questioni sorte a qualche anno dalla sua introduzione, in Ilprocessotelematico.it 4 gennaio 2018;

- Luigi Giordano, Atti delle indagini digitalizzati consultabili nel TIAP: nessuna violazione del diritto di difesa, in Ilprocessotelematico.it 12 marzo 2018.

 

 

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