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Attestazione di conformità ex art. 369 c.p.c.: non è sufficiente la firma del difensore sulla NIR

La Cassazione, con ordinanza del 22 maggio 2018, ha dichiarato improcedibile il ricorso in quanto sia la copia analogica della sentenza impugnata notificata via PEC che la copia cartacea della relata di notifica ricevuta dal difensore del ricorrente risultavano depositate in cancelleria prive di attestazione di conformità come richiesta dall’art. 369 c.p.c..

 

La Suprema Corte richiama il principio di diritto elaborato dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui ai fini del rispetto di quanto statuito dall’art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c., il difensore che propone ricorso per cassazione avverso un provvedimento notificatogli tramite PEC deve depositare nella cancelleria della Cassazione copia analogica, con attestazione di conformità, del messaggio di posta elettronica certificata ricevuto, nonché della relazione di notifica e del provvedimento impugnato, allegati al messaggio (Cass. 14 luglio 2017, n. 17450).

In particolare, secondo la Corte, non può giovare al ricorrente «una sorta di implicita attestazione di autenticità» che si vorrebbe desunta dalla firma della nota di iscrizione a ruolo e di deposito nella Cancelleria poiché tale tipologia di firma non può definirsi equipollente alla «semplice e perfettamente esigibile» condotta di separata attestazione di conformità all’originale, unica prevista dalla normativa.

La sottoscrizione della nota, infatti, non è finalizzata «a certificare alcunché ma solamente ad elencare, sotto la propria responsabilità, gli atti che si depositano».

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