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È inammissibile l’opposizione a decreto penale di condanna presentata tramite PEC

Un'imputata ricorre in Cassazione, avverso l'ordinanza con la quale il GIP del Tribunale di Ascoli Piceno ha dichiarato inammissibile l'opposizione a decreto penale di condanna emesso a suo carico, in quanto presentata tramite PEC.

La ricorrente deduce la violazione di legge, sottolineando il mancato consenso «alla parte privata a proporre opposizione o impugnazioni o a depositare atti attraverso il mezzo informatico, sebbene esso sia consentito per le notificazioni da parte degli uffici giudiziari nei termini di cui al d.l. n. 179/2012».

 

La doglianza è inammissibile. La Corte di Cassazione ha già avuto modo di affermare che «è inammissibile l'opposizione a decreto penale di condanna presentata a mezzo di posta elettronica certificata: ciò in quanto vige il principio di tassatività ed inderogabilità delle forme per la presentazione delle impugnazioni, trattandosi di modalità non consentita dalla legge, in ragione dell'assenza di una norma specifica che consenta nel sistema processuale penale, in termini generali, il deposito di atti in via telematica, e nonostante che per espressa previsione di legge il valore legale della posta elettronica certificata sia equiparato alla raccomandata con ricevuta di ritorno».

Nel caso di specie la suddetta opposizione è stata presentata durante il periodo emergenziale dovuto alla pandemia da COVID-19, ma la facoltà delle parti di depositare atti per via telematica in tale fase è stata introdotta, in via derogatoria e transitoria, solo in epoca successiva a quella della proposizione dell'opposizione da parte dell'accusata.

Ne consegue l'inammissibilità del ricorso e la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

 

(Fonte: Diritto e Giustizia)

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