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La (necessaria) relazione tra le tecnologie di Intelligenza Artificiale e il Diritto: un dialogo complesso

Quali sono i canoni che disciplinano l’Intelligenza Artificiale (IA)? Quali i rischi (e le responsabilità) che andrebbero mitigati (o regolate)?  A questi e ad altri interrogativi tenta di rispondere un Report, recentemente presentato da un noto ente di ricerca britannico, composto da influenti accademici (maggiori informazioni sono disponibili sul sito web istituzionale, agli indirizzi: https://www.turing.ac.uk/research/publications/ai-human-rights-democracy-and-rule-law-primer-prepared-council-europe e https://www.turing.ac.uk/people).

 

Lo studio. L’IA è un complesso di tecnologie che già vanta numerosi casi d’applicazione, di differenti gradi di intensità (si pensi ai chatbot utilizzati per la prima fase d’assistenza clienti o ad alcuni sistemi di videosorveglianza particolarmente evoluti).

Ad esito di un approfondimento specifico, quindi, l’Istituto Alan Turing ed il competente Comitato incardinato presso il Consiglio D’Europa, hanno da poco presentato un interessante documento, intitolato “Artificial Intelligence, Human Rights, Democracy and the Rule of Law”.

La disamina si ripartisce in Sezioni, a partire da un’introduzione su caratteristiche e funzionamento di questo tipo di tecniche, per poi passare a descrivere il quadro normativo – con riguardo ai diritti umani, ma anche ai profili di responsabilità – con le opportunità ed i rischi che potranno generare in quest’ambito; infine, indica alcuni strumenti pratici di supporto, tracciando delle conclusioni di massima sulle future evoluzioni.

Si propone di fornire una ricognizione sul tema, articolando pure alcune proposte di sviluppo ben giustificate ed offrendo un approccio “multilivello”: l’appassionato (o il professionista) estraneo al diritto, troverà un’esaustiva sintesi delle principali questioni legali, costantemente correlate ad esempi pratici; il giurista, teorico o pratico, potrà beneficiare di un quadro sinottico delle diverse aree disciplinari coinvolte, capace di riassumere il panorama degli aspetti da indagare quando si debba supportare l’implementazione di meccanismi simili in nuovo progetto d’impresa, al fine di effettuare una corretta due diligence e prospettare agli assistiti i passi da compiere.

 

 

I principi e le priorità per un ordinamento coerente. Uno dei nuclei centrali dell’analisi riguarda l’individuazione dei nove principi indispensabili per consentire una diffusione dell’IA sicura e rispettosa delle libertà fondamentali.

Tra questi: la dignità umana (non potendosi tradurre in una visione “algoritmica” delle persone rispetto alle quali sarà applicata); la libertà personale; la prevenzione del danno; la non discriminazione (dovendo distribuire rischi e vantaggi in modo eguale a prescindere dalla condizioni personali o sociali dei singoli); la trasparenza e comprensibilità (anche nella descrizione chiara al consumatore di vantaggi e svantaggi); la protezione dei dati e il diritto alla riservatezza; la responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti (non dovendo costituire un fattore di complessità nell’attribuzione della responsabilità per eventuali danni); la democrazia di funzionamento (pure con riguardo alla neutralità ed accessibilità delle logiche decisionali); la sicurezza ed il rispetto dell’indipendenza della giurisdizione.

 

 

Il panorama degli strumenti legali in campo. Altro aspetto di significativo interesse è la descrizione dei mezzi che il legislatore – sovranazionale, ma non solo – ha a disposizione per i propri futuri interventi normativi (collocata nel VI Capitolo).

Su questo piano, per evidenti ragioni connesse agli equilibri che reggono il campo del diritto internazionale, restio ad ogni nuova cessione di sovranità, una buona parte delle opzioni descritte attiene a fonti non vincolanti (di c.d. soft law), tra le quali Raccomandazioni o Dichiarazioni del Consiglio D’Europa, codici di condotta e certificazioni, anche nazionali.

A tal proposito, tuttavia, deve osservarsi come simili scelte, sebbene – non dovendo scontare i tempi del “dialogo politico” – potrebbero rivelarsi più tempestive e facili da adattare nel tempo, pur rimanendo adeguate per i profili marcatamente operativi, rischierebbero di rivelarsi inefficaci in via più generale, dinanzi ad una (tutt’ora) scarsa consapevolezza sull’argomento (sul punto, basti guardare ai risultati di una ricerca, pubblicata nel 2018 da un grande attore del mercato ICT; cfr. L’Intelligenza Artificiale è un imperativo per lo sviluppo delle aziende italiane, ma è necessario aumentarne la consapevolezza all’interno dell’organizzazione, consultabile all’indirizzo: https://news.sap.com/italy/2018/07/lintelligenza-artificiale-e-un-imperativo-per-lo-sviluppo-delle-aziende-italiane-ma-e-necessario-aumentarne-la-consapevolezza-allinterno-dellorganizzazione/).

In questo senso, il campo della protezione dei dati ha già dimostrato, con il GDPR (Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 27/4/2016, n. 679), come la graduale integrazione di normative direttamente applicabili ad ampio spettro sia capace di guidare le scelte dei decisori – pubblici e privati – ed innalzare, al contempo, la sensibilità dei cittadini.

Lo stesso legislatore europeo si sta mostrando incline ad adottare un’impostazione cogente, con la proposta di Regolamento pubblicata ieri e che sarà discussa nei prossimi mesi dalle Istituzioni (il testo completo è disponibile sul sito web della Commissione, all’indirizzo: https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/index.cfm?fuseaction=list&coteId=1&documentType=PROPOSAL _FOR_A_REGULATION&version=ALL&language=it).

 

 

Conclusioni. La lettura del Report, che si rivela gradevole per l’ottima impostazione grafica, suscita un’ulteriore suggestione in chi si occupi di questi temi a supporto delle aziende.

Invero, gli Autori sottolineano come un’efficace regolamentazione della materia non potrà prescindere dall’ampio coinvolgimento di saperi differenti, anche extragiuridici (testualmente, con riguardo alle fasi di consultazione pubblica: “the quality and the success of this importante effort will now depend on the wisdom and insights of as wide and inclusive a group of participants as possible”).

Si tratta di un’indicazione certamente mutuabile allo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali, rispetto ai quali il Legale ha il dovere, per fornire un contributo utile, non solo di acquisire le coordinate tecniche indispensabili per dialogare con altre professionalità, ma di favorirne la collaborazione sin dai primi stadi della valutazione, in una prospettiva di “Compliance by Design” che, inevitabilmente, diventerà lo standard anche qui, così come è accaduto per altri settori.

 

(Fonte: Diritto e Giustizia)

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