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Nasce una delle prime skill legali di Alexa: la fine della professione forense o un passo verso l’innovazione legale?

Utilizzo il termine “affaire” per allinearmi all’eccesso di sensazionalismo che ho percepito sia nell’annuncio del servizio, sia in alcune opinioni che hanno demonizzato l’idea di “far recitare” ad Alexa alcuni articoli di un noto blog giuridico: non sono sicuro se sia una mente intuitiva o una mente razionale quella che ha partorito l’idea (forse nessuna delle due), ma è indubbio che sia stata realizzata un’idea.

 

Quali sono i rischi? Molteplici: il servizio - gratuito - fornisce, a parere del creatore, consulti legali utilizzando l’intelligenza artificiale. Poco importa che l’intelligenza artificiale sia quella di Amazon e che siano davvero pochi ad oggi gli articoli che vengono recitati puntualmente da Alexa: il dato di fatto è che ci potrebbero essere dei risvolti non indifferenti sia sotto il profilo privacy (art. 22 Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati) che sotto il profilo del futuro Regolamento Europeo in materia di intelligenza artificiale.

Detto questo, non penso che la lettura automatica di alcuni articoli di un blog da parte di un assistente vocale possa e debba scomodare tali normative pensate – spero – per ben altro. Le polemiche seguite al lancio dell’iniziativa fanno invece pensare che siano i profili deontologici a dover essere presi in esame e, per l’esattezza, i famigerati articoli 17, 35 e 37 che tanto hanno fatto e ancora faranno discutere in un’epoca totalmente dominata dai social media.

 

In effetti, LinkedIn, a differenza di un qualsiasi assistente vocale, sta assumendo un’importanza cruciale per gli avvocati, per i quali la fisiologica vanità personale dei social media si mischia ad una legittima esigenza di far emergere le proprie competenze in un contesto sempre più competitivo e complesso per la nostra professione. Penso sia arrivato il momento di iniziare a considerare che tale fenomeno non può più continuare ad essere sottovalutato sia nei suoi aspetti estremamente positivi che in quelli potenzialmente negativi.

 

Ma torniamo all’idea e cerchiamo di dare una risposta circa la portata della stessa. Molti hanno demonizzato l’iniziativa, altri l’hanno minimizzata. Ritengo, francamente, che non sia corretta né l’una, né l’altra posizione. Affidare a strumenti come Alexa la lettura di testi è un primo passo verso la comprensione di quanto possano essere variegati e imprevedibili gli strumenti di diffusione delle informazioni di natura legale. Per questa ragione, sono grato a chi è riuscito a realizzarla, in quanto apre le porte all’innovazione legale.

 

Ciò non toglie che sia davvero importante comunicare in modo corretto e deontologico ogni pregevole iniziativa. Questo anche per consentire lo sviluppo di tecnologie connesse al mondo legale senza che si crei un “rumore” informativo che favorisca la confusione tra strumenti dove l’intelligenza artificiale viene utilizzata per entrare realmente nel processo decisionale di un operatore del diritto e strumenti che consentono la mera diffusione di informazioni di natura legale.

 

(Fonte: diritto e giustizia)

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