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Riforma processo civile: gli emendamenti governativi depositati in Commissione Giustizia al Senato

Il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha firmato i 24 emendamenti governativi al d.d.l. sulla riforma del processo civile, depositati in Senato, al fine di abbattere il 40% del tempo di definizione dei processi civili tramite la collaborazione tra le parti, i difensori e lo stesso giudice.

Inizia ora il loro iter parlamentare.

 

Tra le principali novità:

- la valorizzazione delle forme di giustizia alternativa;

- la semplificazione del procedimento civile (anche stabilizzando le innovazioni telematiche introdotte durante l’emergenza COVID);

- il rafforzamento della tutela del credito nel processo esecutivo;

- una semplificazione per i giudizi in materia di lavoro;

- l’istituzione di un rito unitario in luogo della frammentazione dei procedimenti di famiglia, preservando le specificità della giustizia minorile.

 

Marta Cartabia ha sottolineato come questa sia «una riforma ambiziosa, che investe ogni aspetto del processo civile e valorizza gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, la prima tappa di un percorso impegnativo, che tocca molti settori. Raggiunto questo traguardo, guardiamo con rinnovata fiducia al cammino anche delle prossime riforme. Il Governo sta lavorando perché possano approdare al più presto in Parlamento. Il ruolo fondamentale della giustizia civile è quello di tutelare i bisogni quotidiani dei cittadini oltre che quelli degli operatori economici». 

 

Ed inoltre ha evidenziato i cardini della riforma: «rendere più immediata e sicura la risposta di giustizia nei tribunali e, aspetto tutt’altro che secondario, stimolare una cultura della ricomposizione consensuale dei conflitti, contrastando gli eccessi di litigiosità. Per questo si valorizzano con importanti incentivi fiscali gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie».

 

E aggiunge: «dall’approvazione di questa, come delle altre imminenti riforme che riguardano la giustizia dipende l’erogazione dei fondi previsti dal PNRR, per contribuire al rilancio complessivo del Paese e della sua economia».

 

Tratto da: www.dirittoegiustizia.it

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